EdizioniMediterranee Ribbon ScontoLarge

Tao-Tê-Ching di Lao-tze

Sconto 15%
E-Book
€ 21,50€ 18,28 cad.
Julius Evola
9788827212004
208
17x24
EVOLA
tradizione, filosofia

DESCRIZIONE

Nuova edizione riveduta - con un saggio introduttivo di Silvio Vita. Riunite in volume unico le due interpretazioni evoliane del 1923 e del 1959 del capolavoro della saggezza orientale. Il Tao-tê-ching di Lao-tze è uno dei principali testi tradizionali dell’Estremo Oriente. Esso contiene una particolare riformulazione dell’antica dottrina del Tao – il Principio, la “Via” – in termini sia di metafisica, sia di presentazione di un ideale umano superiore (l’ ”Uomo Reale”). Si sa che la lingua cinese è ideografica, per cui già per questo i termini ammettono diverse interpretazioni. Ciò vale ancor di più nel testo di Lao-tze, dato il carattere ellittico e spesso “ermetico” delle sue massime. Così nelle scuole taoiste il grado di maturità di un discepolo veniva misurato in base ai significati sempre più profondi che egli aveva saputo via via cogliere studiando il testo e meditando. Nel presentarlo al pubblico italiano Julius Evola si è tenuto al livello interpretativo più alto, utilizzando anche, nel commento, citazioni delle opere dei principali Padri del taoismo – Lieh-tze e Chaung-tze – per un inquadramento più completo, mentre nello studio introduttivo ha indicato lo spirito e gli aspetti essenziali del taoismo in genere; tradizione, questa, che ha anche avuto interessanti sviluppi iniziatici e operativi (si confronti ad esempio Il mistero del Fiore d’Oro). Si potrà vedere, fra l’altro, quale è il senso vero della nota dottrina del wu-wei, del “non agire” (come “agire senza agire”, cioè agire sottilmente), ridotta, da non pochi traduttori, alle norme di un banale, passivo quietismo. Con essa, anche diversi altri insegnamenti sono stati messi sotto la giusta luce, per cui il lettore potrà orientarsi in modo adeguato per utilizzare nella sua pluridimensionalità questo testo fondamentale, unico nel suo genere. Non è stata trascurata la presa di visione delle principali traduzioni esistenti, in varie lingue. Ciò in un quadro comparativo e per uno scrupolo scientifico; tuttavia, la distanza qualitativa rispetto ad esse di quella qui presentata è stata riconosciuta anche da ambienti autorevoli. È questo, nella sostanza, il motivo per cui, pur non trattandosi di un libro di Julius Evola, la presente versione del Tao-tê-ching è stata inserita nelle “Opere di Julius Evola”: infatti, essa va molto al di là delle pur importanti traduzioni che l’Autore fece durante la sua vita (Guénon, Meyrink, Weininger, Bachofen, Spengler, ecc.). A dimostrazione di quanto di Evola ci sia nell’opera di Lao-tze, questa edizione critica del Tao-tê-ching presenta per la prima volta insieme le due versioni, apparse rispettivamente nel 1923 e nel 1959, in modo da rilevare non tanto le diversità fra esse, quanto il diverso approccio evoliano: il primo all’epoca in cui venticinquenne aveva abbandonato il periodo artistico e si accingeva a concludere la sua opera filosofica con la proposta di un Idealismo Magico al cui centro si pone l’”Individuo Assoluto”; il secondo quando, sessantenne, aveva ormai alle sue spalle l’analisi approfondita del mondo della Tradizione e della crisi del mondo moderno, in cui si può vivere soltanto grazie al “cavalcare la tigre” rifiutando il nichilismo. Tali diversità di analisi vengono messe in evidenza sia dai due saggi introduttivi, sia dai commenti ai singoli capitoli di Lao-tze, nonché dai termini scelti per le due traduzioni/versioni.

NOTE SULL'AUTORE

(19 maggio 1898 - 11 giugno 1974) Nasce a Roma da famiglia siciliana di nobili origini. Formatosi sulle opere di Nietzsche, Michelstaedter e Weininger, partecipa alla prima guerra mondiale come ufficiale di artiglieria. L'esperienza artistica lo avvicina a Papini e a Marinetti, a Balla e a Bragaglia, ma è l'incontro epistolare con Tzara che lo impone come principale esponente di Dada in Italia: dipinge ed espone i suoi quadri a Roma e a Berlino, collabora alle riviste Bleu e Noi, elabora testi teorici (Arte astratta, 1920, definito da M. Cacciari "uno degli scritti filosoficamente pregnanti delle avanguardie europee"); scrive poemi e poesie (La parole obscure du paysage intérieur, 1921). Iscrittosi alla facoltà di Ingegneria, giunto alle soglie della laurea, vi rinuncia per disprezzo dei titoli accademici. Il dadaismo – di cui oggi viene considerato il maggior esponente italiano – è però solo un primo passo per "andare oltre": completa un suo ampio lavoro filosofico iniziato nelle trincee del Carso, che intende presentarsi come un superamento dell'idealismo classico e lo fa precedere da una raccolta di scritti (Saggi sull'idealismo magico, 1925; Teoria dell'Individuo assoluto, 1927; Fenomenologia dell'Individuo assoluto, 1930). Attira l'attenzione di Croce, Tilgher e Calogero. Contemporaneamente scopre le dottrine di realizzazione estremo-orientali, cura una versione italiana del Tao-tê-ching (Il Libro della Via e della Virtù, 1923) e pubblica la prima opera italiana sui Tantra (L'uomo come potenza, 1926), seguita da un libro molto polemico sui rapporti tra fascismo e cristianesimo (Imperialismo pagano, 1928). Diviso tra l'elevazione spirituale dell'Io e gli interventi nella vita culturale del tempo, collabora (1924-6) a Ignis, Atanòr, Bilychnis ma anche a Il Mondo e Lo Stato democratico, e pubblica i quaderni mensili di Ur (1927-8) e Krur (1929), dove scrivono Reghini, Colazza, Parise, Onofri, Comi, Servadio; poi il quindicinale La Torre (1930), chiuso d'autorità per le sue interpretazioni troppo eterodosse del fascismo. Continua la sua indagine sulle forme di realizzazione interiore e si interessa quindi di alchimia (La tradizione ermetica, 1931), di neo-spiritualismo (Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo, 1932), di leggende cavalleresche ed esoteriche (Il mistero del Graal, 1937), intese come vie iniziatiche occidentali. Alla base della sua Weltanschauung antimoderna, antimaterialista, antiprogressista – che gli faceva criticare sia bolscevismo che americanismo, considerati due facce della stessa medaglia nel profetico saggio omonimo apparso sulla Nuova Antologia (1929) – c'è Rivolta contro il mondo moderno (1934), la sua opera più importante e famosa, ampio panorama della civiltà tradizionale contrapposta alla civilizzazione contemporanea. "Dopo averlo letto ci si sente trasformati" scrisse Gottfried Benn, che ne divide anche la traduzione tedesca (1935). Cerca d'introdurre queste tematiche nel dibattito di quegli anni curando la pagina "Diorama filosofico" (1934-1943) del quotidiano Il Regime Fascista di Cremona, che ospitò tutte le migliori firme degli intellettuali conservatori dell'epoca. Sviluppa anche contatti personali con questi ambienti tenendo molte conferenze, soprattutto in Germania, e viaggiando nella Mitteleuropa (Vienna, Praga, Bucarest, Budapest). Fa conoscere in Italia autori come Spengler, Guénon, Meyrink, Bachofen. Fra il 1933 e il 1943 s'interessa – ben prima che l'argomento diventasse d'attualità – allo studio ed all'esame dei problemi delle razze, "respingendo ogni teorizzazione del razzismo in chiave esclusivamente biologica" (R. De Felice); e scrive: Tre aspetti del problema ebraico (1936), Il mito del sangue (1937), Indirizzi per una educazione razziale (1941), che suscita l'interesse di Mussolini il quale lo convoca a Palazzo Venezia nel settembre di quell'anno: "È il libro che ci occorreva", gli disse. In piena guerra, quasi l'indicazione di una via da seguire, pubblica un saggio sull'ascesi buddhista: La dottrina del risveglio (1943). Dopo l'8 settembre raggiunge fortunosamente la Germania: ed è presente all'arrivo di Mussolini al Quartier Generale di Hitler. Ritorna quindi in Italia e lascia definitivamente Roma quando gli americani entrano nella capitale (4 giugno 1944). Nel 1945, a Vienna, poco prima dell'ingresso dei sovietici, si trova coinvolto in un bombardamento e, in seguito ad una lesione al midollo spinale, subisce una paresi permanente agli arti inferiori. Rientra in Italia nel 1948 ed è ricoverato a Bologna, quindi soggiornerà fra la città petroniana e la capitale, sino a stabilirsi definitivamente nella sua abitazione romana dalla fine del 1951. Ma non è rimasto inattivo, perché tra un ospedale e un altro rivede il giovanile L'uomo come potenza, già riscritto negli Anni Trenta, che diventa Lo Yoga della potenza (1949), rielabora ed adatta i testi apparsi in Ur e Krur nei tre volumi di Introduzione alla Magia quale Scienza dell'Io (1955-6), rivede anche Teoria dell'Individuo assoluto (che in questa forma uscirà solo nel 1973) e riprende le collaborazioni giornalistiche che gli procureranno anche una avventura giudiziaria da cui uscirà completamente scagionato (il cosiddetto "processo dei FAR", 1950-1). L'opuscolo Orientamenti (1950) contiene in nuce tutte le posizioni poi sviluppate in tre libri successivi, dove sono esposte le sue idee per vivere nel mondo del post-1945 che sempre più Evola vede come espressione dell'età ultima, il Kali-yuga, l'èra oscura: quelle sulla politica in Gli uomini e le rovine (1953), sull'erotismo in Metafisica del sesso (1958) e sugli orientamenti esistenziali in Cavalcare la tigre (1961). Nel 1963 viene riscoperto come dadaista: Enrico Crispolti organizza una mostra dei suoi quadri alla Galleria "La Medusa" di Roma. Seguono un'autobiografia attraverso i suoi libri (Il cammino del cinabro, 1963), un saggio d'interpretazione storico-ideologica (Il fascismo, 1964), due volumi miscellanei (L'arco e la clava, 1968; Ricognizioni, 1974), la raccolta di tutte le sue poesie (Raâga Blanda, 1969). Fonda e dirige per le Edizioni Mediterranee dal 1968 al 1974 – anno della sua scomparsa – la collana "Orizzonti dello Spirito", nella quale inserisce opere e autori dei più ampi e diversi orientamenti spirituali e tradizionali. L'ultima fase della vita vede Julius Evola nella insospettata veste di un anti-Marcuse: il nascere della "contestazione" anche in Italia (1968) fa riscoprire il suo pensiero non solo a "destra" ma anche a "sinistra", talché nel periodo 1968-1973 una dozzina di suoi libri vengono ristampati una o anche due volte, mentre suoi interventi sono richiesti da varie riviste. Pochi mesi prima della morte detta lo statuto della Fondazione che porta il suo nome. Dopo la sua scomparsa sono state pubblicate numerose scelte antologiche – a tema e non – di suoi articoli e saggi. Quadri e disegni di Julius Evola sono presso musei e collezioni private (Paesaggio interiore ore 10.30 è alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna a Roma). I suoi saggi e i suoi libri sono stati tradotti e pubblicati in Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Svizzera, Gran Bretagna, Russia, Stati Uniti, Messico, Canada, Romania, Argentina, Brasile, Ungheria, Polonia, Turchia.

ALTRE RISORSE ONLINE

9788827212004

Su questo sito sono attivati i cookies per migliorarne l'usabilità e le funzionalità. Leggi le condizioni.