Arya Tara la Dea Madre di Buddha
Proprio lei, la più invocata tra le divinità femminili del pantheon buddhista, incarnazione
femminile della Buddhità.
Praticato nel Buddhismo Mahayana, il culto di Tara nasce probabilmente tra VII
e VIII secolo d.C. dalla credenza Shakta dell'induismo.
Tara si manifesta in molte forme, e infatti nel Tibet, Buthan e Nepal si venerano
21 forme principali ognuna con qualità e colori diversi.
Le principali e più famose sono Tara Verde, divina portatrice dell'energia di guarigione,
e Tara Bianca, invocata per liberare dalle afflizioni e favorire lunga vita.
Nei diversi aspetti di Arya Tara leggiamo le sfumature della vita.
L'umanità in evoluzione trova nutrimento e ristoro nei molteplici caratteristiche della divinità.
Un motivo in più per comprendere meglio il culto della dea, soprattutto nei periodi di
intensa frizione delle energie universali.
Abbiamo approfondito con l'esperta Valentina Galli, curatrice del testo
In Lode di Tara che ringraziamo per la gentile e preziosa intervista:
-La divinità Tara nasce nell'induismo e fiorisce nel buddhismo, tanto che in entrambe
le tradizioni è invocata con lo stesso mantra: “Om Tare Tuttare Ture Svaha”.
Ce ne parla?
In effetti, secondo ciò che viene tramandato nei testi di Tantra buddhisti, Tara era
una donna che viveva in una Terra antecedente al nostro Pianeta attuale.
La cosmologia buddhista, descritta in dettaglio da Vasubandhu, un erudito dell'antico
Monastero del Nalanda in India, nel suo Trattato Abhidharmakosha
(la Tesoreria della Conoscenza Manifesta), spiega del ciclico divenire anche dei pianeti,
non solo degli esseri.
Prima di questa Terra c'era un'altra Terra e così via a ritroso all'infinito.
Così come ci sarà una futura Terra quando questa non ci sarà più.
Il fatto che la Dea abbia un corpo di colore verde sarebbe difficile da spiegare
nel contesto umano attuale, mentre se provenisse da un'altra Terra
antecedente alla nostra, ciò sarebbe plausibile.
In ogni caso, Buddha Shakyamuni conosceva bene la tradizione brahminica, e molte
delle deità dell'induismo furono poi collocate, con valenze un po' diverse, anche
nella tradizione del Tantra buddhista.
- Il libro si apre con Tara Bodhisattva, Madre Divinità, e Divinità Tantrica, ispiratrice
della parte più affascinante della letteratura buddhista.
Tara, come dicevo, era una donna e si racconta fosse molto bella e molto virtuosa.
Era famosa perché aiutava i monaci con costanti laute donazioni.
Un giorno i monaci le dissero di pregare per avere in futuro una rinascita maschile,
ma lei rispose che c'erano già molti buddha che si manifestavano con sembianze maschili,
perciò lei avrebbe raggiunto il completo Risveglio con un corpo femminile.
Quando fece questa promessa, Tara era una bodhisattva.
In seguito, quando ottenne lo stato completamente illuminato, si manifestò
con dei corpi di emanazione dalle varie sembianze di divinità tantrica femminile.
-In uno dei miti riguardanti Tara si afferma che fu la prima a realizzare la
buddhità in un corpo femminile. Vari Sutra Mahayana però riportano che per
procedere negli stadi di illuminazione verso il pieno risveglio, il Bodhisattva
deve assumere forma maschile. Può spiegarci meglio?
Per quello che sappiamo noi, Tara fu la prima, ma non sappiamo molto su ciò che
è accaduto su altri Pianeti, in altri Reami o Terre pure.
Su questo argomento, bisogna saper interpretare bene gli insegnamenti del Buddha:
in nessun Trattato di Sutra o di Tantra (Mahayana) si dice che si otterrà lo stato di
Buddha soltanto con un corpo maschile.
Lo stato del completo e perfetto risveglio è ottenuto con entrambi i corpi umani,
sia maschile sia femminile.
Allora perché la rinascita maschile, soprattutto all'epoca del Buddha, veniva
considerata auspicabile? Soltanto per motivi pratici: ad esempio, i maschi yoghi si
potevano isolare sulle montagne, mentre le donne yoghini se erano sole
rischiavano di venire violentate.
Inoltre, oggettivamente il corpo femminile ha più sofferenze di un corpo maschile:
quando partoriamo, allattiamo o anche abbiamo il ciclo mestruale o la menopausa,
noi donne in generale abbiamo molte più sofferenze degli uomini, molti più sbalzi
ormonali e conseguenze di ogni genere nel nostro corpo.
Se osserviamo le nostre ossa, quasi sempre hanno l'osteoporosi,
cosa che raramente accade agli uomini.
Perciò, grazie per questa domanda, che mi permette di scardinare questa
visione erronea: nei Trattati filosofici Hinayana e Mahayana dei Sutra e dei Tantra
le donne possono ottenere tutte le realizzazioni, compreso lo stato del completo
Risveglio di un buddha, con un corpo femminile.
Tra l'altro, ad alti livelli di realizzazioni come quelli buddhici, l'aspetto maschile
o femminile è solo una manifestazione per essere di beneficio agli esseri senzienti.
Tuttavia il Dharmakaya, il Corpo di Verità di un buddha, non è né maschile né femminile.
-In un altro importante passaggio la dea Tara nasce dalle lacrime di Avalokiteshvara,
il Buddha della Compassione: è grazie alla sua bodhicitta e compassione che Tara
raccoglie un ruolo materno verso tutti gli esseri senzienti?
Questa è una delle versioni sull'origine di Arya Tara, molto poetica.
Si dice che Buddha Avalokiteshvara (il Buddha della Compassione), che
incessantemente opera per il beneficio degli esseri, un giorno ebbe un
momento di sconforto vedendo che gli esseri erano infiniti.
Così gli scese una lacrima e da lì si formò un lago da cui nacque Tara,
su un fiore di loto. Arya Tara viene considerata l'energia delle attività
illuminate di tutti i Buddha e la sua postura - con il piede destro in avanti -
fa comprendere quanto sia pronta a scattare appena viene evocata.
-La parola Tara in sanscrito significa Stella: possiamo vedere in questo la
possibilità di indicare agli uomini la via da seguire per attraversare Samsara
e procedere nel proprio percorso spirituale?
Direi proprio di sì, una stella o una luce guida, che ci fa comprendere tutti i nostri
infiniti potenziali umani. Infatti Tara prima di diventare buddha era come noi,
un essere con un corpo umano. Poi, grazie alle sue accumulazioni di meriti di tutte
le sue attività virtuose e con i suoi addestramenti meditativi ottenne le più alte realizzazioni.
Questo possiamo ottenerlo anche noi, ne abbiamo il potere - anche se spesso non
ne siamo per nulla consapevoli.
-Arya Tara viene venerata in molte forme, i tibetani ne riconoscono 21.
Può spiegarci quali sono le forme principali e in cosa differiscono?
In realtà nel Buddhismo tibetano vi sono anche altre forme, che derivano tutte
da Tara (ad es. Palden Lhamo, Kurukulla, la Dakini dal Volto di Leone e così via).
Per quanto riguarda le 21 Tara, volendo potremmo raggrupparle per colore,
in funzione alle loro attività specifiche: le Tara bianche sono per svolgere attività
di pacificazione (ad es. lunga vita, malattie ecc.), le Tara gialle per attività di incremento,
le Tara rosse per attività di controllo e le Tara blu per l'ira.
La cosa più indicata è leggere le strofe delle 21 Tara e vedere quali attività in particolare svolgono.
E magari soffermarsi su quella che in quel momento sentiamo di avere più bisogno.
- Cosa possiamo dire ad un occidentale che sente l'intuizione di avvicinarsi
per la prima volta alle Lodi alla Dea?
Se c'è un'intuizione di avvicinarsi, allora è molto possibile che ci sia un'antica
connessione con Arya Tara, che rappresenta anche l'archetipo del femminile materno,
di protezione, di nutrimento, espresso anche da alcune sante nelle varie tradizioni religiose.
Nella propria via spirituale individuale, è importante seguire le proprie sensazioni:
se leggendo il libro In Lode di Tara ci accade di emozionarci, a volte sentire la pelle d'oca o
le lacrime agli occhi, vuol dire che la connessione è molto forte.
Se poi provando a invocarla con il suo mantra 'Om Tare Tuttare Ture Soha' sentiamo
effettivamente la sua potente, immediata protezione, allora ciò è una grande benedizione,
soprattutto in un periodo come questo, di paure e incertezze.
Arya Tara arriva come un fulmine in nostro soccorso, ci protegge dalle paure,
ci concede tutte le realizzazioni - bisogna sperimentare,
a quel punto non c'è molto da spiegare: solo da provare una gioia sublime inesauribile,
che auguro a tutti coloro che apriranno questa raccolta magica di Martin Willson.



