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Femminino sacro, in principio era il matriarcato

In principio era il matriarcato. La divinità femminile permeava i piani materiale e immateriale delle antiche culture, la dea madre era considerata la divina creatrice che tutto incarna e di cui tutto il creato è rappresentazione. Oggi, in società moderne amministrate con poca saggezza e in cui si fa fatica a riconoscere il concetto stesso di femminile, può apparire forse complesso da interpretare ma il Femminino sacro, nella zona del Mediterraneo e non solo, ha costituito la radice delle società originarie ed ha incarnato la potenza generatrice capace di tenere in equilibrio e armonizzare le energie duali dell'universo.

Di questo principio femminile ancestrale, elemento portante delle culture arcaiche ad ogni latitudine, ci restano numerose testimonianze a documentare che, scavando nella notte dei tempi il femminile sacro ha avuto un ruolo fondamentale precedendo il culto delle divinità maschili.

Dalla più remota preistoria alle epoche che affondano nella ere arcaiche del paleolitico e neolitico, le località nel bacino del Mediterraneo che hanno cullato il sorgere delle prime società svelano testimonianze archeologiche quasi esclusivamente femminili. Sono reperti che testimoniano la Dea Madre che unisce e incarna il naturale con il divino attraverso rappresentazione delle divinità femminili spesso identificate con la stessa natura in pitture parietali, sulle ceramiche, nei ricchissimi corredi funebri, nei templi maestosi dedicati alla Dea. Ritroviamo la Madre dea nelle statuette stilizzate dai seni e fianchi generosi a indicare il prorompente femminino nella sua fertilità e la Dea come generatrice della natura stessa e della vita.

Tra le più emblematiche culture incentrate sul Femminino sacro abbiamo Creta, dove vigeva la cultura matriarcale, e le civiltà eredi di quella minoica, dell'Anatolia, della Licia, tutte civiltà a gestione femminile, governate dalla casta di sacerdotesse che esercitava la sua influenza sociale, politica e religiosa.
Il tempo riporta alla luce segni del culto matriarcale che ha caratterizzato le nostre vere radici e che sarebbe successivamente stato soppiantato da popoli invasori a dominazione maschile. Il passaggio ai culti patriarcali sostituisce il femminino come elemento centrale della cultura e segna forse uno dei momenti più delicati della trasformazione sociale, politica e religiosa del nostro passato.

Da un lato potrebbe essere facile archiviare questa transizione. Popolazioni pacifiche dedite all'agricoltura, al culto della terra e della natura che soccombono sotto i colpi di popolazioni barbare basate sulla violenta conquista territoriale. Ma è ingiusto e sbrigativo relegare le tradizioni legate al femminino limitando il loro raggio d'azione ad una simbologia di fertilità della terra e alla natura.
Rimanendo nel bacino del Mediterraneo, i grandi culti misterici sono collegati all'archetipo dei cicli naturali ma anche fondati su dottrine escatologiche che ci rimandano ai cicli di rinascita e immortalità dell'anima e in generale legate ai culti religiosi fondativi di quest'area, preesistenti alla religione successivamente imposta.

Le antiche comunità matriarcali erano quindi principalmente le custodi della più sacra naturalità, che vede la vita danzare accanto alla morte come elementi propri di Madre natura. Allo stesso modo in queste tradizioni l'energia femminile accoglieva quella maschile e la teneva in equilibrio integrando il mascolino nei cicli della divina Madre accanto al femminino.
Un mascolino rispettato dunque, e accolto.
Ecco allora che il sacro femminile si manifesta nella sua rappresentazione più alta ed essenziale: Femminino sacro simbolo di unità delle energie sacre dell'universo in una visione ampia ed escatologica, elemento d'incontro delle forze duali entrambe sacre e indispensabili alla divina madre per compiere i cicli trasformativi della vita, compresa quindi la morte, come tutti i cicli generativi della natura.

Il sacro Femminino non ha conosciuto limiti nelle tradizioni arcaiche e tra i più antichi archetipi della dea madre nel territorio europeo è la dea Brigid o Bride, poi ripresa dalla cultura cristiana come santa Brigida.
La Dea è tra le più antiche della tradizione druidica, dea Madre creatrice della vita sulla terra e dove ogni elemento della natura era considerato sua manifestazione diretta. A testimonianza ancora oggi sul suolo irlandese restano importanti elementi sepolcrali e megaliti.

Il Femminino sacro trova numerose conferme della sua esistenza ed espansione anche geografica fino ad un certo periodo del nostro passato.
Un grande scontro spesso identificato come guerra per la conquista di territori e risorse, sarebbe stato lo scenario in cui la tradizione matriarcale avrebbe trovato la peggio, soggiogata dalla calata di popolazioni più violente probabilmente provenienti dalle regioni caucasiche e dalle zone indoeuropee, portatrici di una cultura bellicosa rappresentata da divinità maschili. Ma nelle arcaiche società matriarcali non esisteva disuguaglianza, l'energia femminile e maschile erano entrambe riconosciute e accettate come elemento armonico della Natura e indispensabili entrambe alla vita.
Uno scontro di civiltà quindi come mai si sarebbe avuto successivamente, nel tentativo di imporre il nuovo assetto a scapito del precedente. Nelle ere successive arrivando fino a noi il Femminino sacro ha perso centralità, ma non è mai stato veramente dimenticato. Presente ma silenziosa potenza generatrice il sacro femminile ha solcato le ere, continuando a parlare a chi ha saputo tendere l'orecchio in attesa, probabilmente, di un tempo in cui le due energie saranno pronte a dialogare ancora in armonia e pace.

 

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