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Ipnosi clinica con il metodo Re.A.Ge.

Intervista al prof. Osvaldo Sponzilli

Quanti anni hai, o meglio quale età della vita senti di vivere in questo momento? Gli anni sono il tempo che scorre, dentro e fuori, e questo tempo bisogna sentirlo, percepirlo, ascoltarlo e viverlo.
Cosa accade quando non è così che percepiamo lo scorrere del tempo? In casi come questo l'ipnosi clinica è una alleata nella cura della persona.

Lo spiega bene il prof. Osvaldo Sponzilli nel libro Re.A.Ge "Ci sono le età ereditate dalla famiglia, quelle che non ci appartengono ma ci hanno cresciuto. Ci sono le età consumate dal trauma, quelle che il dolore accelera o
congela e ci impone senza chiedere. Ci sono le età nascoste nell’Ombra, le parti non vissute che restano
giovani mentre noi invecchiamo troppo in fretta. Ci sono le età future, quelle che possiamo ancora diventare, se diamo al corpo la possibilità di riscrivere il proprio ritmo”.

Tra età biologica, età percepita e età anagrafica sempre più spesso accade di non ritrovarsi, di non riconoscere il tempo trascorso e sviluppare sintomi di affaticamento che non corrispondono all'età che si vive. Questi sintomi sono disagi psicofisici che possono sfociare in forme croniche. Come si ricompone il mosaico dell'età fornendo una nuova bussola di orientamento al corpo e alla mente?

Il segreto sta nella capacità di riportarsi al centro del proprio Sé per lavorare sul riallineamento con la propria età interna. Solo rimettendo al centro noi stessi riusciamo a vivere nell'età giusta per noi. Ma allora, com'è possibile ritrovare l'età interiore? Di questo disagio e di ipnosi clinica sicura abbiamo parlato con il prof. Sponzilli, fondatore del metodo Re.A.Ge che ringraziamo per la gentile intervista:

-Nel libro parla di come ricodificare la percezione della realtà. Da cosa nasce questa esigenza?
Nasce dall'osservazione clinica. Nel corso degli anni mi sono accorto che molte persone non soffrono soltanto per ciò che è accaduto loro, ma per il modo in cui continuano a vivere interiormente il tempo di quell'esperienza. Esiste spesso una distanza tra il tempo dell'orologio e il tempo della mente. Alcuni pazienti, pur avendo quarant'anni, si sentono ancora adolescenti davanti a determinate situazioni; altri, invece, vivono con un senso di stanchezza e di invecchiamento che non corrisponde alla loro età biologica. Da questa osservazione è nata la domanda che ha dato origine al Metodo RE.A.GE: è possibile lavorare sulla percezione dell'età e del tempo come parte del percorso terapeutico? "Non possiamo cambiare gli anni che abbiamo vissuto. Possiamo però cambiare il modo in cui il nostro cervello, il nostro corpo e la nostra memoria li organizzano e li vivono nel presente."

-Il disallineamento tra età percepita, età cronologica e biologica è una disarmonia di questi nostri tempi?
Credo che sia sempre esistito, ma oggi sia diventato più evidente. Viviamo in una società che accelera continuamente i ritmi della vita e ci chiede di adattarci a tempi esterni sempre più rapidi, spesso trascurando i nostri tempi interiori. L'età cronologica è un dato oggettivo, quella biologica descrive il funzionamento dell'organismo, mentre l'età percepita riguarda il modo in cui viviamo noi stessi. Quando queste tre dimensioni si allontanano troppo tra loro possono comparire disagio, perdita di energia e difficoltà di adattamento. Il Metodo RE.A.GE nasce proprio dall'idea di favorire un nuovo equilibrio tra queste dimensioni.

-Nel libro spiega come anche l'identità personale sia qualcosa che costruiamo nel tempo. È forse una consapevolezza che avevamo e abbiamo smarrito?
Penso che l'identità non sia un'immagine fissa, ma un processo in continua evoluzione. Ogni esperienza significativa modifica il modo in cui ci percepiamo. Oggi, però, siamo spesso portati a identificare noi stessi con ruoli, prestazioni o etichette, dimenticando che la nostra storia continua a trasformarsi. Recuperare questa consapevolezza significa riconoscere che non siamo soltanto il risultato del nostro passato, ma anche della relazione che instauriamo con esso nel presente.

-A suo parere per quale motivo spesso lo stile di vita oggi non segue il ritmo interno dell'individuo?
Perché viviamo immersi in tempi che non sempre sono i nostri. Le richieste lavorative, sociali e tecnologiche impongono ritmi esterni ai quali cerchiamo continuamente di adattarci. Il nostro cervello, però, continua ad avere bisogno di pause, di recupero e di integrazione delle esperienze. Quando il tempo esterno prevale costantemente sul tempo interno, il corpo comincia spesso a manifestare segnali di affaticamento. Credo che una delle grandi sfide della medicina del futuro sarà proprio aiutare le persone a ritrovare una maggiore armonia tra questi due tempi.

-Quali sono i pilastri del Metodo RE.A.GE?
Il metodo si fonda su cinque principi fondamentali:

  • la distinzione tra età cronologica, biologica ed età interna;
  • il ruolo della percezione del tempo nella costruzione dell'identità;
  • il corpo come archivio delle esperienze vissute;
  • l'utilizzo dell'ipnosi clinica e dell'immaginazione terapeutica per esplorare l'esperienza del tempo;
  • la possibilità di favorire un riallineamento dell'età funzionale attraverso un lavoro integrato tra mente e corpo.

Il Metodo RE.A.GE non intende modificare l'età biologica, ma lavorare sulla relazione che ciascuno ha con il proprio tempo interiore.

-La capacità di percepire il proprio corpo è un atto creativo che tutti possono attuare? Qual è il ruolo del cervello?
Più che creativo parlerei di una capacità che può essere sviluppata. Il cervello costruisce continuamente una rappresentazione del corpo integrando informazioni provenienti dai sensi, dalla memoria e dalle emozioni. Questa rappresentazione non è immutabile. Attraverso specifiche esperienze terapeutiche possiamo diventare più consapevoli del nostro corpo e del modo in cui lo percepiamo. È proprio questa plasticità che rende possibile il cambiamento.

-Il Metodo RE.A.GE è in parte basato sull'ipnosi. C'è ancora diffidenza oggi nei confronti dell'ipnosi?
Sì, esiste ancora, soprattutto perché l'ipnosi è stata per molti anni rappresentata in modo spettacolare o cinematografico. L'ipnosi clinica è invece uno strumento terapeutico utilizzato da professionisti adeguatamente formati e trova applicazione in numerosi ambiti della medicina e della psicologia. Durante l'ipnosi la persona non perde il controllo, ma entra in uno stato di attenzione focalizzata che facilita il lavoro sulle proprie risorse interiori. Nel Metodo RE.A.GE rappresenta uno degli strumenti, non l'unico, attraverso cui esplorare la percezione del tempo e dell'età.

-Esistono tipologie di pazienti più adatti di altri a seguire questo percorso?
Più che di pazienti "adatti" parlerei di indicazioni cliniche. Il metodo può essere preso in considerazione quando il professionista ritiene che il lavoro sulla percezione del tempo e sull'età interna possa essere utile nell'ambito di un percorso terapeutico. Come per ogni intervento clinico, è importante una valutazione individuale che tenga conto della persona, della sua storia e degli obiettivi terapeutici.

-Ci sono controindicazioni?
Il Metodo RE.A.GE deve essere applicato da professionisti adeguatamente formati e dopo un'attenta valutazione clinica. Come per tutte le tecniche ipnotiche, esistono situazioni nelle quali è necessario procedere con particolare cautela o valutare approcci diversi. Per questo motivo il metodo non va inteso come una pratica da improvvisare, ma come uno strumento terapeutico da inserire all'interno di un corretto percorso clinico.

 

 

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